sleeponline.it: 4. Shahrazad e la paura della notte è vinta
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4. Shahrazad e la paura della notte è vinta
La fratellanza tra il sonno e la morte, attraverso la quale si era cercato di rasserenare gli uomini, rendendo il morire un evento comune come il dormire, alla fine non funzionò. Allora prima gli Orfici, poi i Pitagorici e quindi Platone nel Fedro tentarono un'altra via, spiegando che il corpo e l'anima erano entità distinte e che se l'uno era, come se ne aveva prova, destinato a morire, l'anima sarebbe vissuta in eterno. Il cristianesimo, attraverso Sant'Agostino, potenziò ulteriormente questa dottrina, sostenendo che dopo il giudizio universale anche i corpi sarebbero risorti incorruttibili nella luce eterna, riunendosi alle anime. Tutt'altra cosa e tutt'altra forza da quel primo timido tentativo di addomesticare la morte attraverso il buon sonno. Così, svincolata la notte da quella funzione per lei troppo gravosa, da millenni gli uomini hanno cercato un rimedio per risollevarne le sorti. Balli, feste, grandi bevute al calar del sole, la vitalità del giorno portata di forza nella notte, ma soprattutto una grande intuizione...

"Le notti sono il tempo, che non dorme
leggi ancora mentre muore il giorno:
Shahrazad ti narrerò la tua storia".

(J.L. Borges, Metafore delle Mille e una notte, Vv. 70-73)

E' con il racconto di storie mirabili che si trovò il rimedio migliore all'antico danno. Shahrazad ne è il simbolo. Condannata a morire come tante altre vergini prima di lei alla sua prima notte con il re Shahriyar, ella sopravvisse. Come è noto, il re offeso per aver scoperto che in sua assenza la propria sposa lo tradiva con uno schiavo negro in un'orgia di ancelle e schiavi, dopo aver condannato lei e con lei gli schiavi presenti quella notte, impose che tutte le vergini del regno si unissero a lui e poi che venissero uccise. Quando toccò a Shahrazad, figlia del visir, qualcosa accadde. Il re, narra la storia, le concesse, perché "una certa eccitazione non gli permetteva di prendere sonno" di raccontargli una storia. Così Shahrazad iniziò la sua prima delle mille notti che l'attendevano. Durante quel lungo periodo ebbe dal re tre bambini, ma il re, prima ancora che lei li mettesse al mondo, l'aveva già perdonata. Shahrazad, la narratrice di storie, aveva annullato la sua condanna, vinto le notti di vendetta del re, le notti di paure delle vergini. "Fu quella una notte da non computarsi tra quelle delle creature, e il suo colore fu più bianco del giorno".

Visual: René Magrite, La pagina bianca, 1967

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